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I FIGLI ILLEGITTIMI
Per farci un' idea su questo imbarazzante argomento, ci
siamo avvalsi della consultazione di un "Bullettino Senese
di Storia Patria", le cui rilevazioni statistiche ci hanno
illustrato quanto tale fenomeno fosse diffuso, fino a tutto
l'800, nella nostra città.
Le cause erano principalmente le pessime condizioni
economiche, che unite all'ignoranza di metodi
contraccettivi, spesso sfociavano in rudimentali pratiche
abortive. Per questi motivi a molte mamme povere non restava
altra soluzione che lasciare i propri figli nelle cosiddette
"ruote" degli ospedali, provocando seri problemi di bilancio
agli istituti stessi che li accoglievano.
Per quanto ci riguarda, non potremo mai sapere se
qualche sventurata madre della nostra famiglia. sia stata
costretta a abbandonare un infante. Noi ci auguriamo di no,
anche se sul finire dell'Ottocento e nel primo Novecento,
dobbiamo rilevare che vi figuravano ben otto figli
illegittimi.
La prima fu Aquilina, che venne alla luce a S.Rocco a
Pilli il 18 febbraio 1880 e che visse solo per 15 giorni.
Risultava figlia di Mario e di una donna rimasta sempre
"occulta", che noi azzardiamo possa essere stata la sua
futura moglie, Emilia Cozzatelli.
Un fratello dello stesso Mario, che si chiamava
Massimiliano, il 21 febbraio 1897 ebbe Gustavo, poi il 30
dicembre 1901 due gemelli: Giovanni e Maria, che, come
recita il testo del battesimo:
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"nati dalla sua unione illegittima con donna non maritata, non
parente né affine con lui nei gradi che ostano al
riconoscimento".
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Tutti e tre furono poi riconosciuti il 10 febbraio
1902, giorno del matrimonio con Cesira Fusi.
E' facile intuire che le gravidanze indesiderate
provocassero dei veri e propri drammi, come accadde a
Bianca, che per esser rimasta incinta di Adriana, venne
addirittura allontanata dal fratello. Il suo amante, un
signore piuttosto facoltoso, libero e stimato, preferì
seguire i consigli di chi lo invitava a evitare un
matrimonio "riparatore" con colei che era la sua domestica.
Egli, nonostante tutto questo, pur non riconoscendo
ufficialmente Adriana e rimanendo nell'anonimato, non si
scordò mai di aiutarla, specie dopo che rimasta orfana, venne
affidata a una balia.
Come la madre, forse per le
conseguenze di una diagnosi medica sbagliata, la bambina non
visse a lungo e spirò il 14 novembre 1935 ad appena 13 anni.
Da quello che abbiamo avuto modo di leggere nelle ultime righe
del precedente capitolo, un fatto analogo accadde anche ad
Armando, figlio di Alduina, che fino al riconoscimento da
parte di Alberto Brecchi (che avvenne tre giorni dopo le
nozze), portò il cognome della madre che lo aveva partorito
quando aveva solo sedici anni.
Questo riconoscimento non venne però ratificato dagli Organi
Ecclesiastici, infatti nei fogli delle pubblicazioni per il
matrimonio, il suo nome fu così trascritto: "Papei Armando
al civile Brecchi Armando".
L'unione con Luisa Mariani avvenne nella chiesa di S.Pellegrino alla Sapienza il 20 aprile 1936. L'atto reca la firma di
Armando Brecchi, tanto da far intendere che egli aveva definitivamente adottato tale cognome.
Dagli incartamenti ci risulta che Armando svolgesse la
professione di parrucchiere e che abitasse in via Roma al numero 15.
Era figlio della ricordata Alduina Papei che aveva avuto una vita alquanto disagiata, secondo ciò che appare dal censimento del 1951,
dove viene indicata come vedova e mendicante.
Pensavamo di
aver già concluso
questa breve
rassegna sui figli
illegittimi e sui
riflessi che hanno
avuto sulla conoscenza delle nostre
ascendenze familiari, quando abbiamo
scoperto, ancora una
volta fra le carte
della Curia Arcivescovile di Siena
(cause civili n°5215) questo documento:
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Trattasi della
domanda di legittimazione di parte
della propria prole,
fatta nel 1912 da
Annunziata Savelli,
vedova di Giulio
Papei.
Dalla lettura
di tutti i cinque
fogli di questa cartella, salta agli
occhi la contraddizione giuridica,
se così ci è dato
definirla, tra la
Curia e il Comune di Siena. Per la Chiesa i figli di
Annunziata Savelli: Bianca e Giuseppe, erano di padre ignoto
e infatti portavano il cognome della madre; mentre negli
atti di nascita del Comune, appariva che Bianca e Giuseppe
Papei erano di Annunziata Savelli e Giulio Papei.
Riflettendo su quanto sopra, siamo indotti a supporre
che tutto questo sia potuto accadere per la rottura dei
rapporti tra lo Stato del Vaticano e quello Italiano, che
avvenne dopo la presa di Roma del 1870 e che si protrasse
sino al 1929, anno in cui fu stipulato il famoso Concordato.
Con ogni probabilità la povera gente (che agli inizi
del '900 era purtroppo assai numerosa), approfittava di tale
situazione amministrativa, per poter usufruire di
sovvenzioni e di altri benefici, per cui a molte donne era
conveniente presentarsi come "ragazze madri" e poi
regolarizzare in seguito la loro posizione.
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