I RAPPORTI CON LA CHIESA

Si dice, ma non abbiamo documentazione, che nell'800, una Papei, abbia preso la coraggiosa decisione di ritirarsi a vivere in un monastero come "velata", ossia suora di clausura.
In realtà, non sappiamo se altre donne abbiano seguito il suo esempio e, tanto meno, ci risulta che degli uomini si siano rinchiusi in qualche eremo, anche perchè non si usava stilare gli elenchi dei religiosi che alloggiavano nei conventi, né tantomeno di quelli che erano affidati alla cura delle varie parrocchie cittadine.
Nonostante questo impedimento, abbiamo trovato diversi Papei che nei secoli passati intrapresero la carriera ecclesiastica come preti, classe potente e numerosa, anche se non sempre illuminata dalla grazia di una vera vocazione.
In un elenco cronologico, pur se approssimativo, si collocano: Giovan Battista, arciprete di Valmontone dal 1669 al 1712; Agostino da Belforte, clerico dello Spedale di Siena intorno al 1674; Domenico, sacerdote in Siena in casa Spannocchi nel 1677; Carlo, canonico di Valmontone, morto per un attacco apoplettico il 30 aprile 1699; Giovanni Maria prete, sepolto nella chiesa di S.Procolo a Firenze il 29 novembre 1745; Virgilio, canonico, vissuto dal 1761 al 1831; Baldassarre, giurista di curia, morto a Roma nel 1741 e annoverato tra i personaggi notevoli di Valmontone.
Come abbiamo già avuto modo di sostenere in un precedente capitolo, fra i Papei che presero i voti, Giovan Battista, che era stato inizialmente sposato con Giulia de Galeottis, fu pure Giudice Ecclesiastico presso un tribunale della Chiesa, carica questa che poteva essere ricoperta indifferentemente da un chierico o da un laico.
Per adesso a noi non è pervenuta nessuna documentazione su eventuali processi da lui presieduti, ma solo delle annotazioni su libri di chiesa, come questa sotto, che rappresenta una delle più antiche testimonianze di "manoscrittura" in latino di un Papei.


L'altro documento che abbiamo deciso di porre in evidenza nonostante la cattiva qualità della fotocopia, derivata dalla carta intrisa d'inchiostro, riguarda il matrimonio che Giovan Battista celebrò fra Paolo Papei (che si presume sia stato uno dei suoi fratelli) e Artemisia Vittori, il 20 aprile 1684.


TRASCRIZIONE IN ITALIANO:
20 Aprile 1684. Avuta la dispensa della pubblicazione concessa dall'Ill.mo e R.mo mio Vescovo di Segni con lettera trasmessami da Segni il 15 aprile corrente, io Arciprete G.B. Papei ho interrogato il Signor Paolo Papei e Donna Artemisia figlia di Fausto Vittori di Alatri e avuto il loro mutuo consenso li ho solennemente uniti in matrimonio, alla presenza di Pulmo (?) Rendino fu Pietro figlio del Signor Alessandro Roccasecca fu Gregorio e di Giuseppe Tagliaferro di Alatri, testimoni.

Paolus Papeus, così come lo scriveva l'arciprete, morì di peste il 10 novembre 1696 ed ebbe da questo matrimonio sei figli: Clara, Pietro, Filippo, Bernardino, Giulia e Alessandro (i primi quattro morti in età infantile).
Poichè nessuno risulta battezzato nella Collegiata, potrebbero esser nati fuori della città o aver fatto parte del popolo dell'altra parrocchia di Valmontone, la quale non è riuscita a preservare dalla distruzione i suoi antichi fascicoli.
Più fortuna l'abbiamo avuta a Siena, dove è stato possibile accedere a molti carteggi di epoca remota, conservati dalla Curia Metropolitana.
Infatti, nella filza n.5552 dell'anno 1659, vi compare il chierico Domenico Papei, chiamato a testimoniare a favore di un altro prete: tal Giuseppe Molletti che probabilmente si era intrattenuto con una prostituta proprio in casa sua.
A questo punto occorre dare una breve spiegazione su quanto abbiamo riferito sopra: a quei tempi le meretrici, spesso forestiere, erano conosciute con il nome di battesimo accompagnato da quello del paese d'origine oppure con il semplice soprannome e, per non incorrere nelle sanzioni legali, dovevano essere iscritte al "Libro" e pagare di conseguenza una tassa annua.
Particolare curioso, fra i loro più assidui clienti, figuravano proprio gli ecclesiastici e specialmente i preti.
Testimoniano le cronache, che soltanto nella prima metà del Seicento, l'inquisizione senese dovette trattare ben 142 cause a carico di religiosi implicati in crimini aventi a che fare con prostitute, tanto da portarci a supporre che il clero, oltre a trascurare il proprio apostolato, tenesse in poco conto le severe disposizioni del diritto canonico.


Adì 8 di Maggio 1659

Io Giuseppe Molletti Prete son stato trovato dal Caporal Valerio e i suoi compagni a hore di notte una in circha, uscendo di Casa di Domenico Papei standovi dentro Caterina detta la Contessa Cortigiana e nel uscire di Casa son stato per il sospetto di essa arrestato dal sopradetto Caporale.
Arch. Arciv. di Siena, 5552

Torniamo alla testimonianza di Domenico Papei: il fatto che si indichi la casa in questione come la "sua", ci informa indirettamente che già a quindici anni (nacque a Massa Marittima il 23 novembre 1643), egli era orfano di padre e di conseguenza, capofamiglia.


Domenico figlio legittimo et Naturale di Giovanni Maria habitante in Massa di donna Lucia (Mazzanti) sua legittima Consorte fu battezzato da me Domenico Ricci conforme nel rito di Santa Romana Chiesa al sacro fonte lo testimonia Giovanni di Augustino da Massa e donna Maria da Siena.


Come recita il testo del battesimo, per la nostra indagine è assai importante la località di provenienza della madrina, perchè questo comproverebbe un qualche legame della famiglia di Domenico con Siena.
Altre informazioni sul suo conto, si trovano nel volume n.3051, "Acta Ecclesiastica" dell'Archivio Arcivescovile di Siena, dove viene rilevato che il 23 settembre 1662, finito il seminario, nella Cappella del Palazzo Arcivescovile, Dominicus Papei Senenses, ricevette i primi gradi del sacerdozio dall'Acivescovo Ascanio Piccolomini d'Aragona. Come leggeremo nel capitolo successivo, gli vennero però sospesi i Voti.
Chi invece riuscì ad indossare l'Abito Talare, fu un suo omonimo, figlio di Mariano e Domenica Manni che nacque a Cerbaia, podere nei pressi della Colonna di Montarrenti, il 30 maggio 1634.
Da quello che ci risulta, egli trascorse la sua vita da prelato al servizio dai nobili Spannocchi, dove svolse tutte quelle mansioni relative al suo ufficio, che andavano dall'istruzione della prole, alle celebrazioni liturgiche nelle festività e quelle meno solenni del quotidiano, come la recita giornaliera del Rosario nella cappella di famiglia, le confessioni e i consigli spirituali. Spesso coadiuvavano il signore nella tenuta dei conti.
Nel nostro caso, questo venne probabilmente favorito dalla vicinanza di Cerbaia al castello di Spannocchia, da dove, come ci suggerisce il nome, ebbe origine il e Casato.

Tale castello anticamente era compreso nella giurisdizione dei Signori di Montarrenti, conti di Frosini, i quali nel 1217 avevano fatto sottomissione allo Stato Senese. La prima testimonianza del rapporto che Domenico ebbe con gli Spannocchi, l'abbiamo nel dicembre del 1677. Nelle ultime righe della pagina 30 di una raccolta cronologica di documenti dell'Archivio Arcivescovile di Siena, denominata "bollario n.121" il giorno 11, il Papei fu testimone, insieme al Rettore di S.Pietro alle Scale, dell'assegnazione a Mario Spannocchi della Cappellana di S.Antonio a Belvedere, della diocesi di Pienza.

"...Data Senis in Curia Archiepiscopi Anno a Nativitate dicti n. D. Christi millesimo sexcentesimo septuagesimo septimo inditione prima die vero undecima decembris tempore Pontificatus Santissimi in Christo Patris ac dicti nostri D. Innocentii divina providentia Papa Undecimi Anno eius secundo, coram ibidem presentibus Rev. Petro de miniatij Rectore Sancti Petri ad Scalas et Reverendo D. Dominico de Papeij Presbiterij pro testibus".


Proseguendo, nel faldone n.380, che raccoglie le "Liste di sacerdoti e monaci di parrocchie e monasteri", nel dicembre dello stesso anno egli risultava fra sacerdoti della parrocchia di S.Antonio in Fontebranda e maestro in casa Spannocchi.

Secondo quanto siamo riusciti a stabilire, questo ramo degli Spannocchi abitava a Siena nei pressi della basilica di S.Domenico, che allora faceva parte della Parrocchia di S.Antonio in Fontebranda.