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ALL'INTERNO DELLE MURA CITTADINE pagina 1
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- "Adì 17 gennaro 1655 a Nativitate. Bartolommeo figlio di Giovanni Battista Hoste alla Chiocciola, passò a miglior vita questo dì suddetto..."(AAS, 1313, c.68r). - La taverna, come ci suggerisce il nome, era nel rione di S.Marco. Il termine "a Nativitate" invece significa "dalla nascita di Gesù Cristo". Questo tipo di calendario, detto della Natività, è uguale a quello dei nostri giorni. A Siena, questa maniera di segnare il tempo non era comunque molto usata, poichè fino a tutto il 1749 rimase in vigore il calendario detto dell’Incarnazione, che faceva principiare l’anno dal 25 marzo, festa dell’Annunciazione di Maria Vergine. Confrontandolo con il nostro, corrispondeva solo dal 25 marzo al 31 dicembre e quindi per fare il computo esatto degli anni per il periodo che va dal 1° gennaio al 24 marzo, bisogna sempre aggiungere un anno. Rimanendo in tema, bisogna altresì ricordare che per riportare l’equinozio [che nel frattempo si era spostato all’11 marzo] alla sua data naturale del 21 marzo, Papa Gregorio XIII ordinò di sopprimere i giorni dal 5 al 14 ottobre 1581, che così non sono mai esistiti.
- "Adì 5 Dicembre 1689. Alessandro Fiorentino detà anni sessanta in circa fù trovato morto
nella Bettola dell’Eccellentìssimo Signore Principe Don Austino Chigi Cura di
S.Desiderio..." (Archivio Arcivescovile di Siena d’ora in poi AAS, 1109, n.210). - La
più antica memoria che troviamo su questa Cura, è in un atto del dicembre 1012, con il
quale tal Ranieri di Griffo, affitta un terreno con casa annessa, posto sotto S.Desiderio.
Poco sappiamo di questa chiesa, se non che dal 1614 al 1666 fu data in uso al seminario
dei Chierici, ma per antica consuetudine serviva anche al collegio dei dottori e filosofi
per la discussione delle tesi di laurea o per la cerimonia di ammissione di nuovi
affiliati. Nel 1783 fu soppressa come parrocchia, ma poichè la contrada della Selva si
trovava senza una sede propria, l’Arcivescovo la concesse a quei contradaioli che la
tennero fino al 1808. Per il terremoto del 1798, il vetusto oratorio patì danni
irreparabili e le perizie dimostrarono l’impossibilità del suo risanamento. In parte
demolita, attualmente ne rimane solo la facciata, che conserva l’architrave del portale
d’ingresso in arenaria e la lunetta chiusa nel suo caratteristico arco romanico. Adesso i
locali sono adibiti a ristorante e si affacciano sulla piazzetta Luigi Bonelli.
- "Adì 22 Ottobre 1694. Giovanni del già Agniolo Valacchi contadino del Comune e Cura di
S.Giusto Diocesi di Colle, essendo venuto in Siena per vendere il vino fu soprapreso da
dolori colici e fu portato nell’Ostaria della Scala Cura di S.Desiderio..." (AAS, 1109,
n.418). - Questo Albergo, che è esistito fin quasi alla seconda guerra mondiale, era così
chiamato, perchè aveva il proprio ingresso in Piazza S.Giovanni, dinanzi alla scalinata
del Battistero. Nel retrostante vicolo delle carrozze, allora chiuso da un cancello,
c'erano le stalle, i fondi per il rimessaggio dei calessi, nonchè la sede della
corporazione dei Maniscalchi. Ancor oggi, dal ponte di Diacceto, se ne può leggere per
quanto sbiadita, la grande insegna dipinta sulla facciata posteriore dell’edificio.
- "Adì 16 Novembre 1708. Bernardino figlio parvolo di Giovanni Massini vinaio del Piissimo
Spedale di S.Maria della Scala abitante in una casa appartenente al detto piissimo Spedale
rese lo Spirito il giorno antecedente..." (AAS, 1110, n.529) - Con una disposizione del 22
maggio 1592 veniva "permesso il trasporto de’ vini della Valdichiana nello Stato Senese
per benefizio di quella Popolazione. Fra i Vini di quella Provincia sono celebri quelli di
Montepulciano, e del Monte S.Savino; e per la loro squisitezza sono in molto credito
ancora fuori della Toscana, e specialmente in Roma, ove quello di Montepulciano è in
grandissimo pregio" (ASS, tomo XIII, p.281).
- "Adì 14 Agosto 1718. Don Giuseppe De Miera, et Villa Spagnuolo per quello viene asserito
oriundo dei suburbi della Città di Burgos del Regno di Castiglia, e domiciliato nella
Città di Compostella, nel Regno dì Galizia, di dove si portò alla città di Roma per
ottenere dalla S.Sede qualche Benefizio, essendo egli già Clerico, nella qual città doppo
esservi dimorato qualche tempo fù necessitato à partirsi per ordine venuto à tutti gli
Spagnuoli dimoranti in detta Città, dalla Maestà Cattolica di Filippo quinto*, di doversi
esentare tutti i suoi sudditi dalla detta Città di Roma; perciò egli portandosi a questa
Città, si fermò a locanda in una casa della Venerabile Compagnia di S.Giovanni Sotto il
Duomo, posta in faccia a questa Pieve [S.Giovanni Battista sotto alla Metropolitana],
della Cura però di S.Desiderio..." (AAS, 1111, c.26r, n.226). - Filippo V, nipote di Luigi XIV, fu l’iniziatore della dinastia dei
Borbone e fu designato a succedere per testamento da Carlo II d’Asburgo al trono di
Spagna, che occupò solo dal 1713 al 1714.
- "Adì 22 Ottobre 1713. Patrizio Prospini Eremita, custode stato, o Maestro per molt’anni
de i Fanciulli dell’ospizio della Pietà, abitante nella Casa di detto Ospizio, spettante
al Magnifico Signor Angelo Statj doppo più di tre mesi d’infermità rese lo Spirito a Sua
Divina Maestà..." (AAS, 1111, c.4v, n.2O).- L’ospizio era in Vallepiatta di Sotto,
popolarmente detto S.Bastiano di sotto, nei pressi dell’Oratorio della Selva.
- "Addì 20 di Ottobre 1596 morse [morì] nel’Ostaria di diacceto un forestiero quale si
chiamava Girolamo Franzese seghatore..." (AAS, 1105, c.s.n.).
- "Adì 3 Febbraro 1698. Il Molto Reverendo Signore Pietro Domenico Mancini Curato di
Casciano di Vescovado essendo venuto a Siena per alcuni suoi negotii [affari] gli fu
tirato un calcio dal proprio Cavallo e fu ferito in fronte della quale ferita restò
gravemente offeso e ritiratosi nell’albergo del Cane in Diacceto in Casa dun suo proprio
Cognato dove sempre stava quando veniva a Siena, Cura di S.Pellegrino..." (AAS, 1109,
n.642). - La chiesa di S.Pellegrino, che era stata edificata verso il 1050, era addossata
con l’abside al Palazzo dei Gallerani e occupava quasi tutta l’attuale piazza
Indipendenza, un tempo chiamata Piazza dell’Arte della Lana. Nel 1783 la Parrocchia venne
soppressa e il suo titolo trasferito alla chiesa di S.Maria alla Sapienza e infine, nel
1812, la chiesa fu demolita.
- "Adì 21 Gennaro 1692 a Nativitate. Carlo Antonio figlio parvulo di Giovan Battista Franchi ciarlatano [chi decantava e spacciava medicamenti portentosi e vendeva cose da
nulla, valendosi della sua parlantina per accreditarle] habitante nell’Hostaria
dell’Agnolo Cura di S.Antonio in Fonteblanda rese lo spirito il Medesimo giorno a hore
dodici in età di dodici giorni..." (AAS, 1109, n.305). - Col passar dei secoli, questa
famosa locanda, cambiò almeno due volte nome e persino ubicazione: nel 1318 si chiamava
Mitara ed era nel popolo di S.Donato, poi, come ci suggerisce Maurizio Tuliani, per un
anno, seguendo la moda che voleva che gli alberghi avessero nomi di animali, divenne
osteria del Pavone e già prima del 1425 era diventata hostaria dell’Agniolo. In seguito,
l’osteria si trova in via dell’Arte della Lana e quindi il 9 aprile 1716, ancora in
un’altra parte della città, infatti: "Jaconìo del già Pavolo Menichelli Romano detto per
sopranome il Ciarafano quale però in più volte haveva abitato per tempo notabile in questa
città d’Anni 50 in circa; fù trovato morto in una Stalla posta in faccia al Osteria del
Angelo Cura di S.Cristofano..." (AAS, 1111, c.19v, n.104). E’ pure certo che nel '700 i
locali venissero ceduti ad un nuovo gestore, il quale pensò di traslocarvi l’Albergo Croce
Bianca che prima si trovava nella strada che portava a S.Giusto, in via S.Martino, come si
riscontra da questo necrologio: "Adì 8 Gennaro à Nativitate. Francesco Pasquini Mugnaio
del Mulino di Serravalle posto nel distretto della Cura di Brenna, venuto in questa Città
infermo per curarsi si posò nell’Albergo della Croce Bianca, posto oggi dove poch’anni
sono era l’Osteria dell’Angelo, Cura di S.Antonio..." (AAS, 1111, c.88v, n.447).
- "1608. Ipolita d’anni 14 figlia d’Austino da Piacenza Mendico Vagabondo morì il 27
Settembre alla Casa dell’Albergo della Campana capo il Fondaco. Sepolta in S.Antonio..."
(AAS, 467, c.13v). - La chiesa di S.Antonio non esiste più e benché nel secolo scorso
l’edificio fosse stato rifatto dalle fondamenta, nel 1940 fu demolito affinché nella sua
area potesse sorgere il doppio loggiato e la piazzetta del portico in onore di S.Caterina,
che il 18 giugno 1939 era stata proclamata Patrona d’Italia da Pio XII. Il titolo di
Sant’Antonio Abate fu quindi trasferito alla basilica di S.Domenico, che divenne perciò
parrocchia. Tornando a parlare dell’osteria, troviamo che "Adì 18 Ottobre 1620, Vincenzio
già di Valentino da Pistoia detto Cipollino d’anni 19 in circa vetturino garzone di
Michele Locandiere e Presta cavalli all’Insegna della Campana a Capo il Fondaco, morì il
dì 18 d’Ottobre Domenica..." (AAS, 467, c.37r). Molti osti, erano pure proprietari di
cavalli: ce lo testimoniano le presenze al Palio di numerosi soggetti spesso protagonisti
e ce lo dimostra addirittura la vittoria, del 2 luglio del 1700, riportata da un oste,
chiamato Savino, che correva per la Tartuca. Curiosamente in quella carriera era presente
anche un cavallo di un altro oste che era toccato in sorte alla Chiocciola.
- "Adì 3 Agosto 1636. Camilla vedova di Michele di Niccolò Balducci Contadino da
Castelnuovo di Volterra, d’età d’anni 35, la quale era stata per serva in casa del Sig.
Ipolito Colombini in Camullia per il tempo di mesi undici incirca, nel ultimi di sua vita;
morì il dì 3 Agosto in Domenica circa le 12 ore in casa di Girolama, chiamata la Morina
locandiera incontro alla Sapienza dove era venuta a stare a Camara Locanda pochi giorni
avanti inferma..." (AAS, 467, c.78r).
- "Adì 30 Settembre 1608. Enrico di (...) Todesco d’anni 40 in circa morì il 30 di
detto mese in Casa di Brigida di Jacomo da Colle, camara Locanda nella Casa Vecchia alla
Sapienza..." (AAS, 467, c.13v). - La Sapienza deve il nome alla presenza dell’antica
Università degli Studi, istituita nel lontano 1392, inizialmente come "Casa della Sapienza
per studenti poveri". Nel 1416 l’Università fu ubicata nei locali dove prima c’era uno
spedaletto e così la chiesa che vi era annessa, fu da allora chiamata della Sapienza.
- "Adì 22 Ottobre 1720. Caterina vedova del già Ipolito Diacciati Locandiere alla Locanda
del Diaccio incontro alla Sapienza d’Anni circa à 60 essendo morta la notte precedente, il
sopradetto giorno dà sera gli si diede sepoltura in questa Chiesa Parrocchiale nel solito
Sepolcro delle Donne vicino all’Altare della Beatissima Vergine..." (AAS, 473, c.10r,
n.550). - Circa un anno prima, il 1° agosto 1719, un inquilino di questa locanda venne
ucciso nel corso di una lite: "Giuseppe del già Giovanni Orselli legnaiolo Sanese abitante
da due anni in circa nella Locanda del Diacciati posta nella strada della Sapienza Cura di
S.Antonio havendo hauto rissa con un altro fu da quello ammazzato nella strada de Calderaj
vicino al osteria della Lesina Cura di S.Pietro in Banchi..." (AAS, 1111, n.265). Sembrerà
strano, ma episodi del genere non erano affatto rari nella Siena del 6-’700. L’ignoranza e
la miseria, spingevano spesso a uccidere per futili motivi, mostrandoci quanto scarso
valore avesse la vita di un essere umano. Pure "Francesco Rugi, oste al Viscione in età
d’anni 42 passò all’altra vita à ore 4 di notte essendo stato colpito da una
archibusata..." (AAS, 1807, c.1r, n.3), mentre più fortuna l’ebbe "Giovanni Andrea
Servitore del Signor Colonnello Corti di nostra Cura in Porrione, havendo hauto parole la
sera precedente all’ostaria con alcuni giovani essendo di notte tempo cioè nelle quattro
hore assalito da tre persone, per salvarsi se ne fuggì dalla porta della nostra Chiesa
[S.Martino]...".
- "1571. El dì 6 di Giugno sì sepelì Giuliano d’Arezzo d’anni 9 quale morse nell’Osteria
di Calidonia alla Sapienza di morte subitanea..." (AAS, 466, c.2r). - Calidonia, era un
nome proprio di persona abbastanza comune nei secoli passati, anche se oggi ci fa
sorridere, perché curioso e caduto in disuso; un po’ come quelli dei personaggi che si
trovano fra queste pagine: Annibale, Antifile, Arsenio, Basilio, Belisario, Borghese,
Brigida, Candida, Clemente, Cosimo, Flaminio, Fortunia, Giacinto, Gioiello,
Gismondo, Ippolita, Laurenzio, Liborio, Pazienza, Pellegrino, Pompilio, Santi, Zaccaria...
- "Adì 26 Luglio 1587. Pomphilio Arciprete di Massa il quale morse a la Sapientia à camara
Locanda..."(AAS, 1105, n.211). - Non è un caso che un prete morisse in una locanda nella
Sapienza, uno dei quartieri battuto maggiormente dalle meretrici, spesso forestiere, che
non disponendo di una fissa dimora, alloggiavano nei vicini ospizi. Conosciute con il nome
di battesimo accompagnato da quello del paese d’origine, o con il semplice soprannome, per
non incorrere nelle sanzioni legali, dovevano essere iscritte al "Libro" e pagare di
conseguenza una tassa annua. Fra i loro più assidui clienti, figuravano
proprio gli ecclesiastici: i preti in particolare. Infatti soltanto nella prima metà del
Seicento, l’inquisizione senese dovette trattare ben 142 cause a carico di religiosi
implicati in crimini aventi a che fare con prostitute, tanto da portarci a supporre che il
clero, oltre a trascurare il proprio apostolato, tenesse in poco conto le severe
disposizioni del diritto canonico.
- "Adì 21 Febraro 1722 à Nativitate. Pietro del già Giuseppe Vannini di profession’
Vetturino d’anni circa à 30 morì all’improvviso senza poterglisi dare alcun’ sacramento,
ne alcun’aiuto spirituale benché si corresse subbito all’accidente, che hebbe la mattina
del dì suddetto prima di levarsi di letto, e lo privò subbito di vita nella Locanda detta
della Mucchia incontro alla Sapienza, per la sua povertà se bene era di Siena..."(AAS,
473, c.14v, n.576). - In taluni casi, le locande più semplici, servivano più da ricovero
per persone poco abbienti, che da vero e proprio albergo. La mucchia [che traeva il nome
dall’insieme dei mucchi di covoni di grano, che riuniti formavano la suddetta], era
sicuramente una delle più semplici della cìttà, dato che pure un altro cliente: tal
"Benedetto d’Ettore Bocci di S.Gimignano", campava mendicando (AAS, 473, c.15v, n.581).
- "Giovan Battista morse il dì 4 di Giugno 1609 nella Camera Locanda riscontro alla
Compagnia del Beato Gallerani..." (AAS, 1091, c.170r, n.528). - Finché non venne disciolta
nel 1785, la confraternita del Beato Andrea Gallerani rimase nella chiesa della Sapienza,
poi il 30 giugno 1790 venne ripristinata e unificata con quella di S.Sebastiano in
Camollia.
- "Adì 8 Settembre 1720. Maddalena Scala, consorte di Pietro Valentini abitante in
Montaroni venuta in Siena inferma per curarsi rese lo Spirito il giorno antecedente a ore
15 in età d’anni 25 in circa in una Casa à Loganda posta nella Strada dell’Arte della
Lana... (AAS, 1111, c.51v, n.330). - Questa strada era la parte iniziale di quella che
oggi è via dei Termini.
- "Adì 8 Agosto 1648. Bartolomeo di Lorenzo Trenti ditto Vintotto da Grosseto fù trovato
morto il sopradetto giorno nell’Albergo del Pellegrino alla Sapienza..." (AAS, 946,
c.65v). - Attraverso una denuncia mossa il 28 novembre 1793 al Capitano di Giustizia, si
viene a sapere come era l’arredamento della locanda, che le camere potevano essere divise
con sconosciuti e della strana usanza di chiudere a volte gli ospiti a chiave dentro la
stanza. Infatti: "Il Molto reverendo Padre Agostino Giovannini della Religione di
S.Agostino a Scarlino referisce come ieri sera 27 detto essendo andato all Osteria detta
del Pellegrino nella strada dell Arte di Lana, fù dal Camariere della detta Osteria
condotto in una Camera, ove erano duo Letti, et un semplice tavolino, et un Burò
[scrivania] con sopra un Cappello di Paglia et un Genuflessorio [inginocchiatoio], et
avendo esso referente domandato se la Camera era libera, e se ci dormiva altre Persone, il
medesimo li replicò, che non ci doveva dormire altro di esso, onde essendosi avviato a
spogliare il Camariere chiuse la Porta della Camera, e ce lo chiuse dentro portando via la
Chiave della medesima. Referse ancora come essendogli questa mattina a giorno levato e
andato a prendere la Scatola del tabacco, che aveva nel corpetto si è accorto subito, che
li mancava la Borsa dei Denari onde non potendo escire di Camera, ha subito chiamato ed
essendo venuta la Moglie del Padrone dell osteria Esso Sig. referente li ha detto subito,
che li Mancava la Borsa del denaro et avendone ancora parlato col Padrone, il medesimo li
ha risposto Come mai, questa notte non vi era alcuno. La Borsa che li è stato rubata era
rossa fatta con i Ferri a due Borse e nella medesima vi erano Sette Doppie romane, che
aveva jeri mattina ricevute dal Padrone della detta Osteria, in cambio di Ventuno
Francesconi = due Once Napolitane di Lire Trenta l’una un Luigi d’oro di Scudi quattro, un
Francescone e diverse monete parte in Crazie e parte in moneta bianca, che in tutto
saranno stati Pavoli diciotto circa, una Corniola con una Testa Legata in Oro e volta da
una parte del valore di Lire undici, e finalmente un mezzo baiocco romano et un quattrino
del Presidio di Lungone. Referse finalmente, come ha giusta ragione di sospettare, che la
detta Borsa possa esserli stata portata via dal Camariere suddetto attesochè il medesimo
aveva la Chiave della detta Camera, e poteva con tutta facilità entrare nella medesima in
tempo ch’esso referente dormiva" (ASS, Capitano di Giustizia 558, c.148r).
- "1613. Giovan Battista di Ambrogio della Casa nuova dello Stato di Genova mulattiere di
passaggio morì il dì 12 di detto [settembre] nell’hosteria di Raffaello Casulli nell’Arte
della lana..." (AAS, 467, c.22v, n.323).
- "Adì 20 Gennaro 1709 a Nativìtate. Candida figlia parvula di Pietro Bianciardi funambolo
Francese habitante nella Locanda della Luna, posta nella Strada dell’Arte della Lana della
Cura di S.Pellegrino, rese lo Spirito il giorno antecedente..." (AAS, 1110, n.547).
- "Adì 14 Settembre 1741. Pavolo Antonio Angelucci delle Montagne di Norcia Venuto secondo
il suo solito à Siena per esercitare il suo Mestiere di norcino, e altri negozi suoi che
haveva giu per la Maremma fermatosi in una casa della Quaranta posta nella Costa di mezzo
per andare a fonte branda, dove era solito fermarsi l’anno quando veniva a Siena, e lui et
altri suoi compagni popolo di S.Pellegrino, et ivi sorpreso da una febbre acuta rese lo
Spirito a Sua Divina Maestà la sera antecedente su le ore una e mezzo in età di anni
sessanta in circa..." (AAS, 1113, p.32, n.95).
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